Archivio della categoria Cinema e Teatro
i-emo - Il vecchio Cadeddu mi ha segnalato un genio.
Inviato da Guido Mastrobuono il Cinema e Teatro il 17 agosto 2009
Ed io sono d’accordo con lui.
Mi piacerebbe che, se trovate video interessanti ce li proponeste per discussione.
Guido
Telefilm mito - Battlestar Galactica
Inviato da Guido Mastrobuono il Cinema e Teatro il 16 agosto 2009
Mi sono pericolosamente impuntato su una serie di telefilm, usciti in Italia solo su Sky (che non ho) e da me comprati in DVD. Si tratta di Battlestar Galactica: una remake della serie originale del ‘78 che è stato realizzato in Canada nel 2003.
Note sulla serie
Battlestar Galactica è una serie tv di Ronald D. Moore con Edward James Olmos, Mary McDonnell, Michael Hogan, Jamie Bamber, James Callis, Aaron Douglas, Tricia Helfer, Grace Park, Katee Sackhoff, Tahmoh Penikett. Prodotta in Gran Bretagna, USA. La serie è stata trasmessa per 4 stagioni dal 08.12.2003 fino al 20.03.2009.
la Trama
I Cylons, robots costruiti dall’uomo per servizio, dopo essere evoluti si sono ribellati ai propri creatori. Al termine di una lunga guerra, tra i due viene stretto un armistizio che dura 40 anni. Durante questo periodo i Cylons sembrano essere scomparsi nello spazio. Ma all’improvviso, servendosi di un inganno, conducono un micidiale attacco a sorpresa distruggendo in un sol colpo le sedi di tutte le 12 Colonie umane. I soli sopravvissuti sono alcuni di quelli che si trovavano a bordo di navi spaziali. Radunati sotto il controllo e la protezione di un incrociatore, la Battlestar Galactica, i reduci dello sterminio si mettono in cerca della mitica tredicesima colonia: la Terra. Ma la loro ricerca è ostacolata non solo dall’incessante caccia dei robots, ma anche dalle problematiche intestine ingenerate da confilitti di potere tra i militari al comando del Galactica ed i politici alla guida del gruppo.
Cosa mi piace della serie
Con la fantascienza, gli americani accettano di trattare tutti gli argomenti che, in genere, gli fanno paura.
Con questa serie parlano dei limiti della democrazia quando la paura dell’altro spinge le persone ad abbandonare i loro principi.
Scaricatela e guardatela! Ne vale la pena.
Guido
IL GRADINO - corto teatrale -
Inviato da Matteo Tibiletti il Cinema e Teatro il 7 luglio 2009

IL GRADINO
Atto unico
di
Matteo Tibiletti
PERSONAGGI
Ernesto
Rosa
Oreste
Osvaldo
Il tipo silenzioso
© Tutti i diritti sono riservati all’autore. Per info rivolgersi a : teotibi@interfree.it
Scenografia totalmente spoglia. Solo un gradino in mezzo al palcoscenico.
Il signor Ernesto entra in scena da destra dirigendosi verso la quinta di sinistra. Porta con se delle grosse valige e non vede il gradino. Inciampa e cade a terra rumorosamente.
ERNESTO: Oh porca miseria!!! Ma che diavolo….???
Si alza a fatica e guarda con stupore e sospetto il gradino sul quale è inciampato.
ERNESTO: E questo che cosa sarebbe?!
Gli gira attorno.
ERNESTO: Un gradino?! Questa è bella!
Entra Rosa, la moglie di Ernesto.
ROSA: Tesoro cosa è successo? Ho sentito un rumore.
ERNESTO: Ecco cos’è successo, guarda!
Rosa si mette ad esaminare stranita il gradino.
ROSA: Ma che roba è?!
ERNESTO: E’ un gradino, che ti pare che sia?
ROSA: Eh già mi sembra proprio un gradino!
ERNESTO: Non è che sembra un gradino…ma è un gradino, Rosa!
ROSA: Beh se sai tutto tu allora sto zitta!
ERNESTO: Oh smettila!
ROSA: Sei tu che hai cominciato! La prossima volta che ti sfracelli contro un palo od un muro non esco nemmeno di casa così sarai più contento!
ERNESTO: Ma di che cosa stai parlando?! Oh insomma Rosa non uscire dal seminato! Io sono inciampato nel gradino!
ROSA: Nel gradino?!
ERNESTO: Si nel gradino!
ROSA: Ma proprio nel gradino!?
ERNESTO: Ma cos’è ti si è incantato il disco? Il gradino Rosa il gradino!
ROSA: Ma perché mi tratti così Ernesto?! Mi parli sempre come se fossi una cretina! Lo vedo bene che è un gradino no? Mi chiedevo solo come hai fatto ad inciampare!
ERNESTO: Ma come sarebbe a dire come ho fatto? Avevo tutte queste valige in mano, non riuscivo a vedere dove mettevo i piedi…
ROSA: Ah Ahhhhh! Lo dicevo io!
ERNESTO: Cosa?
ROSA: Non sono forse io a dirtelo sempre?
ERNESTO: Ma a dirmi cosa?
ROSA: Che non guardi mai dove metti i piedi?!
ERNESTO: Oh santo cielo! Ma chi ho sposato?! Rosa senti ma hai dormito poco stanotte? Sei stanca? No perché ti vedo un pelo in ritardo sugli argomenti…
ROSA: Cosaaaa???? Mi dai anche della ritardata?
ERNESTO: Oh Maria Vergine! Speriamo che succeda qualcosa perché sennò divorzio sul pianerottolo di casa…
ROSA: Cosa mi tocca sentire da mio marito! Tu! Proprio tu che mi portasti in virginale abito bianco all’altare e mi dicesti, giurando davanti a Dio che mi avresti amata ed onorata sempre, nella buona e nella cattiva sorte…
ERNESTO: Certo che se la ricorda tutta eh…
ROSA: …nella salute e nella malattia, finchè morte non ci separi…
Pausa
ERNESTO E ROSA: Amen.
ERNESTO: Rosa per favore, stiamo uscendo dal discorso…
Entra il signor Oreste.
ORESTE: Ernesto, buongiorno…Signora Rosa…
ROSA: Oh buongiorno signor Oreste!
Rosa sorride strizzando gli occhi dalla felicità
Ernesto guarda con sospetto la moglie che subito cancella il sorrisino malizioso dalla bocca
ERNESTO: Oreste…
Oreste guarda le valige sparse a terra
ORESTE: Ma è successo qualcosa?
ROSA: Mio marito è inciampato nel gradino.
ERNESTO: Non l’ho visto…portavo tute queste valige.
ORESTE: gradino?!
ERNESTO: Si questo qui
ORESTE: Oh santo cielo! È proprio un gradino
Prende ad esaminarlo.
ROSA: Lasci stare l’ho già esaminato a fondo…è proprio un gradino…non ci sono dubbi…
ORESTE: No io non lo sto esaminando…mi sto chiedendo piuttosto chi mai l’abbia messo qui!
ERNESTO: Come sarebbe a dire?
ROSA: Non so se ho capito…
ORESTE: Ma signori vi chiedo per cortesia di guardarlo bene una seconda volta se non vi dispiace.
Tutti e tre si mettono a girare attorno al gradino. Di botto Ernesto si ferma, come avesse trovato la soluzione. Rosa e Oreste si fermano con lui. Poi Ernesto riprende a girare attorno al gradino, finchè non esce dal “circolo” spazientito.
ERNESTO: Mi scusi ma mi sento un idiota a girare attorno a questo gradino…non ho la benché minima idea del perchè questo coso sia qui….né riesco a comprendere cosa abbiate visto che io non abbia già notato insomma!
ORESTE: Signor Ernesto non ne faccia un fatto personale, stia calmo
ROSA: Stai calmo caro! E’ tutto a posto!
ERNESTO: Scusate ma sono un po’ nervoso…cercate di capire…mi sono svegliato questa mattina tutto agitato…
ROSA: Oh si, l’avrebbe dovuto vedere…era agitatissimo…non ha nemmeno finito il suo caffèlatte! Ha mangiato giusto un biscottino…di quelli che preparo io, con il miele…sapesse come sono buoni
ORESTE: Davvero?
ROSA: Oh si…uno di questi giorni se vuole gliene porto un vassoio…
ORESTE: Molte grazie
ROSA: Oh ma di che cosa?
ORESTE: Beh è molto gentile
ERNESTO: Si forse un po’ troppo!
Pausa di imbarazzo
ORESTE: Ha ragione non divaghiamo…il biscotto lo lasciamo a dopo…non mi sembra un indizio fondamentale.
ERNESTO: (guardando male Rosa) Come dicevo mi sono svegliato tutto agitato…per fortuna avevo preparato le valige ieri notte…d’altronde lei capirà non mi piace fare le cose di fretta…tutto all’ultimo momento…
ORESTE: Condivido…anche io preparo le valige sempre il giorno prima
ROSA: Oh è il modo migliore non c’è che dire!
ERNESTO: Insomma, tutto trafelato mi do una rinfrescata, mi faccio la barba…
ROSA: Non finisce nemmeno il suo caffèlatte…
ORESTE: con i biscottini
ROSA: Già con i biscottini al miele
ERNESTO: E a questo punto mi accingo ad uscire
ORESTE: Mi scusi Ernesto ma stiamo dimenticando un particolare non da poco
ERNESTO: E cioè?
ROSA: E cioè?
ORESTE: Ha dimenticato di dirmi dove stava andando…
ERNESTO: Oh già…io stavo andando…
Pausa
ERNESTO: Mi scusi ma perché vuol saperlo?
ORESTE: Ma lei mi sta raccontando quel che è accaduto, forse comprendendo il perché della sua fretta, forse potremo comprendere meglio come lei sia finito per inciampare in questo gradino
ROSA: Stava correndo da sua sorella! Deve sapere che la sorella di mio marito soffre di una depressione acuta che a volte le causa crisi di pianto isterico che durano per giorni e giorni…allora il mio povero Ernesto deve correre, prendere il treno andare da sua sorella..
ORESTE: Come si chiama?
ERNESTO: Chi?
ORESTE: Sua sorella
ERNESTO: Rosalinda, ma io la chiamo Rosa
ORESTE: T’ò! Come sua moglie!
ERNESTO: Si perché?
ORESTE: No, nulla è curioso…tutto qui…
ROSA: Si in effetti a me da un po’ fastidio che ci chiami allo stesso modo
ERNESTO: E da quando ti da fastidio? Non me lo hai mai detto
ROSA: Perché non ne ho mai avuto il tempo!
ERNESTO: Ma se non fai nulla tutto il giorno?!
ROSA: Coooosa??? Come ti permetti di dire una cosa simile davanti ad un estraneo?!
ORESTE: Ops…
ERNESTO: Oreste è un mio caro amico…e a lui dico quel che mi pare va bene?
ROSA: Ah si? Anche sul conto di tua moglie?!
ORESTE: Signori…
ERNESTO: Sissignora anche su mia moglie, mia madre, mia nonna e…
ORESTE: Signor Ernesto il resto della parentela può tranquillamente risparmiarla…per ora stiamo a noi…e non dimentichiamoci l’oggetto della nostra conversazione!
ROSA: E sarebbe a dire?
ERNESTO: Già…l’ho dimenticato…
ORESTE: Il gradino!
ERNESTO: E’ vero! il gradino!
ROSA: Il gradino???
I due la guardano, lei finalmente finisce con lo sguardo sul gradino
ROSA: Oh già…quello….si, si ora ricordo…scusatemi ma con tutto questo parlare mica mi posso ricordare di una cosa così piccola!
ORESTE: Strano vero?
ERNESTO: Strano? Che cosa? Che Rosa non si accorga mai di nulla? No…direi che è normale.
ORESTE: Ma no! Dicevo anzi che la signora Rosa ha perfettamente ragione, abbiamo divagato a lungo….ma l’unico motivo vero della nostra conversazione è qui sotto i nostri occhi, e lo abbiamo dimenticato più d’una volta!
ERNESTO: Ha proprio ragione Oreste… è da ridere come questo gradino ci abbia fatto portare avanti una simile discussione!
ROSA: Beh ma almeno si son fatte quattro chiacchiere no? Era da tanto che non si conversava!
ERNESTO: Certo ma io per quattro chiacchiere ho rischiato di finire all’ospedale!
ROSA: Ospedale oddio! Quando?
ERNESTO: (a Oreste) E’ sempre così…che ci vogliamo fare?…
ROSA: Ma cosa stai dicendo?! Insomma basta! Io mi preoccupo per te…per te lavo, stiro, cucino sto a casa tutta sola per l’intera giornata aspettando che succeda qualcosa e invece poi non succede mai niente. Tu torni dal lavoro…
ERNESTO: Va bene…basta così…
ROSA: …mi guardi con quello sguardo tutto particolare…
ERNESTO: Rosa può bastare…
ROSA: poi mi dici “vieni qui che facciamo le nostre cosacce”…
ERNESTO: Rosa ho detto basta!
ROSA: Cosa???! Eh no…il signor Oreste è pure amico mio e gli racconto quel che voglio, va bene?
ORESTE: Ci risiamo…signori…
ERNESTO: Anche su tuo marito?
ORESTE: Signori per favore!
ROSA: Sissignore anche su mio marito, mia madre, mia nonna e…
ORESTE: Signora Rosa per favore!
ROSA: Mi scusi….
In quel momento entra dalla sinistra con andatura da marciatore, il signor Osvaldo in pantaloncini scarpe da ginnastica e t-shirt con la scritta IO CORRO SPESSO E LO FACCIO A PIU’ NON POSSO.
OSVALDO: Signori buongiorno
ORESTE-ROSA-ERNESTO: Attenzione!
Osvaldo non vedde il gradino e inciampa pure lui
OSVALDO: Ohhhhhhhh porca miseria!!!
I tre lo soccorrono
ROSA: Signor Osvaldo si è fatto male?
ORESTE: Sta bene?
ERNESTO: Devo chiamare un medico?
OSVALDO: Ohi ohi ohi….no, no…ho solo messo giù male il piede…ma non credo sia rotto nulla…
ORESTE-ROSA-ERNESTO: Ahhhhhhhhhh
OSVALDO: (stupito) Però che affiatamento! Eravate tutti pronti? Pareva sapeste già quando sono entrato quel che sarebbe successo!
ORESTE: Le sembrerà strano ma è proprio così…
OSVALDO: (rialzandosi dolorante) Come sarebbe a dire?
ERNESTO: Sono inciampato anche io questa mattina.
ROSA: E da allora stiamo cercando di capire cosa possa essere successo…
ORESTE: Mi perdoni…
ROSA: Si?
ORESTE: In realtà sappiamo già cosa è successo…
ROSA: Ah si?
ERNESTO: Come le dicevo non ci faccia caso…
ORESTE: Già…vede signor Osvaldo, l’origine dell’accaduto pare sia da attribuire a quel gradino!
OSVALDO: Quale gradino?
ERNESTO: Quello lì.
OSVALDO: Oh santo cielo! Ma è proprio un gradino!
Tutti fanno cenno di si con la testa.
ERNESTO: Strano vero?
ROSA: A me in effetti fa un po’ paura…messo lì così….
OSVALDO: Ma poi che ci sta a fare lì un gradino? Dove porta?
ORESTE: Signor Osvaldo credo che lei abbia centrato in pieno l’argomento…e forse è giunto in tempo per fare la domanda adatta al momento opportuno!
OSVALDO: Ah si?
ERNESTO: davvero?
ROSA: ma va’?
ORESTE: Eh si! signori…noi si stava qui a ciarlare del più e del meno ma la domanda fondamentale che nessuno di noi si era posto finora è proprio quella che ha insinuato adesso il signor Osvaldo!
ROSA: Sarebbe a dire?
ORESTE: Cosa ci fa un gradino qui?Dove porta?
ERNESTO: Beh un gradino serve a salire
ORESTE: Già…
OSVALDO: Oppure….
(gli altri lo guardano strainti)
ORESTE: Oppure?
OSVALDO: Non so…non serve a null’altro? L’ho detto per dire…
ERNESTO: Non mi pare…
ROSA: A scendere!
ERNESTO: Cosa?!
ORESTE: Brava la signora Rosa! A scendere! Esatto!
(Rosa si pavoneggia contenta d’aver dato la risposta corretta))
ERNESTO: Vuol dire che ne ha azzeccata una? Incredibile!
ROSA: Al diavolo!
ORESTE: Dunque abbiamo appurato che il gradino serve a salire…ma serve pure a scendere!
OSVALDO: Ebbene?
ERNESTO: Dunque?
ROSA: Perciò?
ORESTE: Ma come non capite?…che serva per salire o per scendere…questo gradino non porta comunque in nessun posto! Perché è sospeso nel vuoto!
OSVALDO: Ohhhhh!
ERNESTO: Santo cielo!
ROSA: Mio Dio!…che impressione! mi è venuta la pelle d’oca!
ORESTE: E’ seriamente inquietante… ammetto signori che un brivido mi sta percorrendo la spina dorsale e vi posso assicurare che quando capita, mi causa delle forti vertigini… per questo motivo mi aggrapperò a lei (si aggrappa al signor Ernesto) spero non le dispiaccia…
ERNESTO: No, si figuri…
Pausa.
ORESTE: Molte grazie…ora va meglio (ricomponendosi)…ad ogni modo la domanda alla quale dobbiamo obbligatoriamente trovare una risposta è: A CHI APPARTIENE QUESTO GRADINO?!
ERNESTO: Già!
OSVALDO: Infatti!
ROSA: Ma di che parlate?
Lunga pausa. D’un tratto entra da sinistra un quinto personaggio, ben vestito che silenziosamente arriva in corrispondenza del gradino, saluta i presenti (che non ricambiano il cenno),sale il gradino, mima l’apertura di una serratura con una chiave (di tutto quel che fa si odono i suoni relativi), mima l’apertura di una porta, mima l’ingresso in una casa. Lo seguiamo ancora mentre mima una svestizione. Si sistema ad un tavolo invisibile ed inizia a mangiare.
ROSA: Lo sapevo io….
ERNESTO: Cosa?
ROSA: E’ il nuovo inquilino…
ORESTE: Strano personaggio!
OSVALDO: Non ci ha nemmeno salutati
ROSA: Ma si che lo ha fatto!
ERNESTO: Ne sei sicura? A me pare che non ci abbia nemmeno visti
ROSA: No no…ne sono sicura ha proprio fatto così (mima il cenno)
ERNESTO: Poteva però dire “buongiorno” sarebbe stato più giusto…proprio un maleducato!
OSVALDO: Ma all’ultima riunione di condominio c’era?
ORESTE: A dire il vero non ricordo…
ERNESTO: Però sembra un tipo molto silenzioso…
ROSA: Meglio così…abbiamo già troppi chiacchieroni in questo palazzo…
ERNESTO (guardando l’orologio) Oh santo cielo guarda che ore sono?!
ROSA: Mamma mia! Corri Ernesto…sennò chi la sente tua sorella se perdi il treno?!
ERNESTO: Signori è stato un piacere…
ORESTE: Anche per me, gradino o no, si è piacevolmente conversato…
OSVALDO: Io vado a mettere un po’ di ghiaccio sulla caviglia
ROSA: Si è una buona idea!
ERNESTO: Ciao Rosa!…signori (volge un cenno di saluto agli altri due)… (Ernesto esce)
ROSA: Ciao caro!…Signor Oreste..(sorride)
ORESTE: Aspetto di assaggiare i suoi biscotti.
ROSA: Gliene preparerò un bel vassoio!
OSVALDO: Io rientro…comincio ad avere freddo…e sono tutto sudato!arrivederci (Osvaldo esce)
ROSA-ORESTE: Arrivederci
(rimangono soli)
ORESTE: Allora aspetto quel vassoio eh….
ROSA: E quando lo volete?
ORESTE: Subito
I due si baciano con passione
In quel momento il tizio silenzioso dopo aver preso delle valige invisibili si accinge ad uscire. Rosa e Oreste hanno un sussulto. Il tizio silenzioso chiude la porta invisibile, scende dal gradino. Prende il gradino sotto braccio fa un cenno di saluto ai due che nel frattempo sono rimasti di sasso.
ROSA: Lei crede che….
ORESTE: Speriamo di no…credo che però sia un tipo silenzioso…
ROSA: Ma tornerà?
ORESTE: non lo so… credo che ce ne accorgeremo soltanto quando e se mai inciamperemo di nuovo nel suo gradino…
ROSA: Già…forse è meglio rientrare…
ORESTE: Si…forse è meglio…
Si guardano attorno circospetti e poi fuggono ciascuno a casa propria.
BUIO
FINE
L’APPRODO DI ISOTTA ( vincitore del concorso QuindiCi 1902: Fratelli Amore e Morte, ingenerò la sorte)
Inviato da Marina Sardo il Cinema e Teatro il 26 aprile 2009
Pièce, moderno “lai” o canzone fiabesca, racconto drammatico, questo brano si può interpretare a piacere.
E’ ispirato da quella che è stata definita la storia più bella del mondo sul tema di Eros e Thanatos e cioè della forza distruttiva dell’amore: la celebre leggenda medioevale di chiara matrice celtica, non esente tuttavia da classiche contaminazioni, di cui l’arte e la sensibilità occidentale ci hanno donato molteplici versioni e meravigliose interpretazioni, a cominciare da Thomas d’Angleterre, da Béroul e da Maria di Francia nel XII secolo, fino al Romanticismo, a Riccardo Wagner ed oltre.
“Nec sine te, nec tecum vivere possit” è il motto di questo “fol amor” che tutto devasta sulla sua strada pur di conseguire la sua meta legittima: la morte.
“ Di loro due fu proprio
com’è del caprifoglio
che al corilo* s’apprende:
quando s’è allacciato e avvinto
e tutt’intorno al fusto s’è messo;
insieme possono ben durare,
ma chi poi vuol separarli,
il corilo presto se ne muore
e insieme il caprifoglio.
“Bell’amica così è di noi
Né voi senza me, né io senza voi.”
Maria di Francia * ( “Lai de Chevrèfeuille” )
L’approdo di Isotta
Un forte vento trascina la nave che porta Isotta verso l’epilogo, verso Tristano morente che invoca le sue cure*
Per quanto sia determinata a salvarlo con le sue arti magiche, l’intrico degli inganni che per anni la loro passione ha intrecciato, le pesa sul cuore e lei teme ora che pesi anche sul corso dei futuri eventi come il vento sulle sartie e sulle vele che sbattono e si afflosciano con penosi scricchiolii e violenti colpi secchi.
E’ questo ritmico cigolio che si immaginerà come snervante sottofondo alle parole di Isotta a Brangania, sua ancella e compagna… Parole che guizzano come freddi pesci dal mare del suo inconscio, monologo interiore che lei torce e ritorce come un panno bagnato tra le mani
Per cui la fedelissima Brangania che pure la salvò, la sua prima notte di nozze*, non è qui, altro che un artificio retorico: la regina parla ormai solo a sé stessa, alienata del tutto dalla percezione del reale e, in uno stato di preveggenza onirica, si perde nel passato personale e mitico della sua vita che già si sfalda in leggenda, percependo acutamente un futuro prossimo e venturo di morte e metamorfosi.
Isotta la bionda, che alterna la sua natura di maga a quella di amante, sembra annusare nell’aria salmastra l’odore sinistro della morte che, a lei, ingannatrice, verrà dall’inganno… perché il suo riflesso distorto, il suo doppio tradito e avvilito, Isotta dalle bianche braccia*, vicino a cui geme, ferito, lo sposo legittimo, Tristano, trama e conduce in porto la sorte.. e nulla varrà allora cambiare o non cambiare le vele in nere o bianche*…
La nave entrerà in porto con chiare vele tese e schioccanti alla furia di elementi scatenati che trascinano e devastano come solo può fare l’amore.
Nubi tempestose, pioggia battente a dirotto.
E’ incanto o è forse il riflesso delle nuvole più cupe della notte, se le vele stracciate cangiano il loro bianco in scuro?
Le forze delle tenebre sono all’’opera: pure sospinta dai venti, tra breve, Isotta raggiungerà Tristano in quell’unico porto da essi, da sempre* agognato.
-Sulla tolda della nave, sotto la pioggia, la regina parla ossessivamente fra sé e sé. senza mai guardare negli occhi Brangania, che vorrebbe farla tacere ma tuttavia non osa..
Isotta:
“E poi, per me, lui si travestì da pazzo…”
Brangania -che approfitta del fragore di un tuono lontano per interromperla- :
“Presto, Regina, scendiamo sottocoperta, ci avvolge ormai un’oscurità più scura della notte… ho paura”
Isotta :
“Taci, che importa? Non è Notte il luogo dei più felici sogni e Tempesta, blasone degli amanti?
Che paura può farmi l’approdo nella notte, se nella notte tutto si è compiuto ?
Nella mia vita è la notte che ha dischiuso ai nostri sguardi l’oscuro scintillio più integro della luce, più sincero del Giorno* e lo ha riverberato tutt’ attorno al nostro giaciglio.
Resta, ed ascolta come io ascolto il vento che urla senza posa.
-Un ‘onda percuote il fianco sinistro della nave… Lei barcolla per un attimo, poi, mentre Bargania cerca di afferrarla per trascinarla al coperto, le sfugge in avanti verso il parapetto. Si sporge verso il mare…-
Bargania - atterrita- :
“Signora!”
-Ma Isotta già si è voltata e la guarda divertita, poi ride sul serio e con accentuata noncuranza ecco cammina spedita nonostante il boccheggio, ritorna sui suoi passi e le è davanti… la sovrasta in altezza, come sempre, ed alza un dito-:
“E per me, lui si travestì da pazzo e saltellò e danzò per le strade come solo Madama Follia insegna a fare…
Mi venne incontro, Brangania, innanzi al re e alla corte adunata, ai preti, ai giudici, al popolo che, divertito, sghignazzava.
E davanti al mondo intero così mi baciò i piedi impunemente, ebbra d’amore e folle io, a vederlo in stracci singhiozzante … Tristan… Tristano!
E per me. si travestì da pellegrino e avanzò nello spazio del giudizio*.
E per me, si travestì da lebbroso, immagine stessa della lussuria che divora, lussuria che ci strinse in notti e notti, sotto trapunte di stelle, lussuria che ci avvinghiò – disse la leggenda - come rami di nocciolo e caprifoglio intrecciati, e rubò a Morte e a Tempo tante piccole ore risonanti come frammenti di luna nel pozzo…
Diiang, Diiang… suonavano le ore ricadendo dal vuoto dello spazio, intorno a noi avvinghiati… e io, trasognata, a tratti le contavo…e l’eco tintinnante pareva riverberarsi in onde concentriche dal punto in cui eravamo uniti al cervello e dilatare enormemente ogni nostra precisa e particolare percezione di voluttà… “
-sussurra con voce quasi atona-:
“Tristano..”
-Apre le mani e le guarda sconsolatamente-
Brangania:
“Sei fradicia Isotta, signora… la pioggia… mi vela lo sguardo…”
Isotta:
“Io sono fresca invece, e ci vedo assai bene.
Io vedo questo mare ed il passato…. Ed il futuro mi si svela lento, oltre la pioggia.”
-Si scrolla le ciocche e il velo grondanti dalla fronte ed incalza con sguardo cupo e determinato-:
“Per me si vestì da lebbroso, ti ho detto!
E che timore, che timore avrei dovuto avere io di scandire per lui falsi giuramenti, vani specchi e riflessi di verità distorta, per lui, Tristano?
Distorta verità è nido per gli amanti.
Io giurai e spergiurai così… sì, sì, spergiurai tre volte… Possa io precipitare per l’eternità se mai mi pentirò di averlo fatto!
Perché il pazzo mi baciò i piedi e il lebbroso mi porse la mano per attraversare la pozzanghera… e il pellegrino, infine… il pellegrino mi prese con sé in groppa, così che insieme, io e lui allacciati, guadammo il fiume.*
Così potei, io potei impunemente giurare che mai, che altro uomo mai, salvo i primi due e il consorte, mi avesse e baciato e presa la mia mano, nella mano…
E rinnovai l’ambiguo giuramento la terza volta perché nessun altro uomo, in verità, avevo portato tra le gambe oltre che Marco e il pellegrino del fiume…
E Giorno impallidì per i miei inganni e venne ancora Notte, amica degli amanti.. Ma anche lui venne , Brangania, a me tornò Tristano*,
Tristram*, Tristano mio triste ramo…
Voce del vento e delle onde:
Lui che venne in Irlanda e uccise il drago *…
Brangaria (volta la testa di scatto).
Isotta…ascolta!
Voce di marinaio:
Mollaaa…
Molla le vele!
Isotta:
Io sento i marinai, Brangania!
Voce del vento e delle onde:
Lui che uccise Morholt e ti condusse a nozze*…
Brangania:
No! Ascolta…
Voce del vento e delle onde:
Lui che scambiò il filtro e intorbidò l’acqua del ruscello*…
Brangania:
Ascolta…
Voce di marinaio:
All’orzaaa!
Voce del vento e delle onde:
Lui che ti sparse il sangue sulla farina del letto*…
Isotta (urla):
E’ il mare
Voce di marinaio:
Alla puggiaaa!
Isotta ( urla):
Lui che mi tradì tre volte ma, presso ad una fonte, mi baciò forte.
-Isotta di avvolge lentamente tutta nel mantello e cade in ginocchio.
Si ode un gran rumore, la nave gira, virando di bordo in poppa:-
Brangania:
Aiuto!
Isotta ( in uno statodi esaltazione rialza il capo):
Tristran tornò e, a me intrecciato, si avviluppò anche in vita…
come fa il ramo triste al caprifoglio, il ramo del nocciolo su una tomba.*
Voce di marinaio:
Accostaaa!
Isotta (si è rialzata barcollando e ttraversa il ponte sotto la pioggia scrosciante … il cappuccio le scivola indietro e le solleva il volto verso l’alto , i capelli ormai fradici disciolti…sorride):
E quella notte io sovvertii anche il corso degli millenni:
io, salva per ambigui giuramenti, tra le sue braccia fui Deindre* e Essylt* unite,
fui Grainne* nel letto di Diarmaid* che per lui sospira,
amai e travalicai, nell’estasi, anche i secoli che su di noi precipitano come pioggia sul viso…
-Sbatte le ciglia, come accecata dall’acqua…-
Così cantai, sì… cantai fino alle stelle cupe la sovversione e l’amore…
Cantai la sovversione “di” Amore, folle divinità, germana della morte.”*
Brangaria:
“Siamo in porto, mia Isotta!
Se non si schianta la nave tra gli scogli, noi entriamo salve in porto!”
Isotta:
-Stralunata, pare non capire-
“Porto? L’unico porto dove io voglio entrare é Tristano
e lui entra in Isotta.
Entrerà l’uno nell’altra nella morte,
se una morte comune ci è concessa.”
Marina Sardo ozmadioz@alice.it
Note:
1 “folle amore” in lingua d’Oc
2 corilo: nocciolo
3: Maria di Francia: prima poetessa francese, visse nella seconda metà del XII sec., alla corte inglese di Enrico Plantageneto e di Eleonora d’Aquitania. Di lei sono rimasti 12 ” Lais”, canzoni fiabesche in ottonari sciolti.
4: Tristano, ferito in duello, l’ha mandata a chiamare, per quanto da anni dimori nel castello della moglie, anche lei Isotta, ma “dalle bianche braccia”.
5 : Brangania aveva preso il posto della sposa nel letto di re Marco perché Isotta aveva perso la sua verginità con Tristano nel corso del viaggio.
6: il tema dell’uomo tra due donne è un classico della letteratura medioevale, ma qui, ha un risvolto insolito perché, l’altra, in questo caso la moglie, porta anch’essa il nome di Isotta: rappresenta dunque un doppio, un inquietante riflesso della prima, la sua parte legittimata.
7: La leggenda riprende qui parte dell’antico mito di Teseo: Tristano ha richiesto, nel messaggio inviato in Cornovaglia, di alzare le vele bianche se Isotta giungerà sulla nave, nere se non verrà invece in suo soccorso a guarirlo per la terza volta. Ma è Isotta dalle bianche braccia, in questa storia, che, per gelosia, mente al marito e dall’alta finestra gli annuncia le vele scure sul mare. Tristano, già stremato fisicamente, muore.
8: Gli amanti celtici simbolo di Eros-Thanatos, invocano quella che poi sarà la wagneriana “Liebestod”, la “morte d’amore” che sola può riunirli
9 : La luce del giorno, dominato dalle convenzioni, è stata sempre la nemica dei due amanti. l’esaltazione della notte, cantata per tutto il secondo atto dell’opera wagneriana, come desiderio irrisolto di fuggire la luce del giorno e la vacuità delle cose, trova nella morte la sua naturale conseguenza in quanto liberazione. Una liberazione, dunque, non pessimistica rinuncia ma simbolo (ateo) di unione cosmica. Per questo suo significato, il Tristano di Wagner fu addirittura venerato dal filosofo Nietzsche.
10: Si allude qui allo spazio dove si compì l’ordalia che avrebbe dovuto scagionare Isotta dall’accusa di adulterio: Isotta doveva prendere in mano una spranga incandescente, dopo aver giurato la sua fedeltà al marito.
11: Secondo alcune versioni della leggenda, dopo tre anni dalla loro fuga d’amore, re Marco scopre gli amanti mentre dormono vicini ma castamente ( tra di loro è posta infatti la spada del cavaliere) nel mezzo della foresta di Morrois. Il re si mostra generoso e non interviene ma lascia in mezzo a loro, anello e guanto, simboli di fedeltà feudale. Al risveglio, Tristano decide allora di riportare la donna al marito, poi per dimenticarla, si sposa con Isotta dalle bianche braccia . Non riesce tuttavia a togliersela di mente e, per rivederla, tre volte si reca a alla corte del re, a Tintagel, travestito da pazzo e/o da pellegrino e da lebbroso. Ogni volta assiste ad un’ordalia e salva la regina permettendole di dare un giuramento solo apparentemente sincero.
12: Tristano dopo il suo matrimonio e la lunga assenza, nella reggia di re Marco, a Tintagel, tornò a dormire segretamente con Isotta
13: “Tristram” è la deformazione del nome che troviamo nei lais di Maria di Francia,la quale ne spiega così l’etimologia con “triste ramo”
14:Come Teseo, Tristano giunge in Irlanda per liberare la Cornovaglia e suo zio, il re Marco, da un gravoso tributo. Come Teseo vi uccide un mostro, questa volta un drago, come Davide, vi uccide un gigantesco guerriero, fratello del re, Marholt. E vi conosce Isotta la bionda, la figlia del re.
15: Fu Tristano che durante il viaggio per mare per condurre Isotta come sposa al re di Cornovaglia, scambiò per vino il filtro magico d’amore riservato dalla madre di lei agli sposi: bevve e poi ne offrì anche alla principessa. Da ciò nacque il loro folle amore.
16: Tristano nei primi tempi della sua relazione clandestina con Isotta a corte, intorbidava l’acqua di un ruscello che poi andava a scorrere nel giardino privato della regina, per trasmetterle il segnale convenuto secondo cui sarebbe andato a trovarla la notte.
17: Secondo una versione, gli amanti vengono scoperti a letto dal maligno nano di corte che, mentre chiama le guardie ed il re, vi getta della farina per farvi scivolare il cavaliere. Tristano tuttavia riesce a fuggire, macchiando però, col sangue di una ferita non ancora rimarginata , le lenzuola
18: L’incontro di Tristano e Isotta presso una fonte ed un ruscello è una scena che è stata dipinta, cesellata, sbalzata in centinaia di manufatti artistici medioevali.
19: Narra la leggenda che, sulla tomba dei due amanti, nacquero un nocciolo e un caprifoglio intrecciati.
20: Gli archetipi celtici e gaelici della leggenda: Deindre, mitica e infelicissima amante irlandese; Essylt che fu invece la regina gallese, moglie del re March che sedusse il nipote Drystan o Trystan. Grainne e Diarmaid, anch’essi zia e nipote, i due amanti dell’Eire pagana fuggiti nella foresta, che anche Yeats cantò.
21: Questo della forza sovversiva dell’amore è uno dei grandi temi che Wagner, nel suo “ Tristan und Isolde”, derivò dalla filosofia di Schopenhauer.
Alienor nella torre
Inviato da Marina Sardo il Cinema e Teatro il 26 aprile 2009

Manipolazione fotografica del dipinto “Boreas” di J.W.Waterhouse
E’ in scena Alienor duchessa d’ Aquitania, contessa di Poitiers, che fu regina di Francia e poi d’Inghilterra (1122 -1204).
Già matura, alle soglie della sua vecchiaia, in uno dei tristi anni della sua lunga prigionia nelle molte fortezze del suo secondo marito, Enrico Plantageneto, re d’ Inghilterra (forse la torre di Salisbury - forse il 1180), Alienor parla.
Alta e smagrita, è vicina ad una grande finestra:
La mia torre, la mia torre profuma in primavera
come una violaciocca
e si slancia
come un giacinto azzurro sulle paludi …
La mia torre d’estate,
è immersa nel fogliame dei boschi…
La mia finestra nella torre,
d’ autunno è incastonata da perle di pioggia …
ma d’inverno,
quando il mattino ricama di brina i vetri gelati,
come il mio cuore screziato di lacrime
si erge nella bianca nebbia,
nel bianco mare di alberi addormentati che mi accerchia…
E’ allora che,
appena alzata dal letto nel silenzio incantato,
- i lupi della notte sono fuggiti
e rimpianti e rimorsi sono andati con loro -
io cerco te… Enrico, te… Aquitania
e scruto l’orizzonte per vedervi
e sfido una volta di più
quest’ immane, immota lontananza che ci separa .
Aquitania, dolce terra natale,
corte gentile di canzoni d’amore,
per cui io ebbi… Enrico,
e tu, Enrico, mio perduto fantasma d’amore,
tu… che mi hai tolto Aquitania.
Bussano le donne per accudirmi,
per ornarmi e vestirmi…
ma chiudo gli occhi e non voglio vederle.
Scuoto i capelli sciolti e questa
mia vecchia testa ostinata
oscilla di qua e di là
come una nera cornacchia sui rami
e …ulula …
No, no ! Non voglio vestirmi!
Più non voglio sul corpo
calde, morbide, ricche, ampie vesti avvolgenti,
mia splendente armatura di seduzione
nelle guerre pubbliche e private …
No!
Col nudo abito della follia, ora,
voglio affrontare la vita
o quel che di essa ancora mi resta…
la vita, questo pellegrinaggio della morte!
Regina delle due corone, come una fata malefica
vivo rinchiusa in una torre
tra paludi e foreste,
e c’ è già chi mi chiama strega!
Piango ancora e sempre,
ma le mie lacrime
non si trasformano in corde di seta
per farmi fuggire,
né,come Melusina,
le mie braccia in ali, cosi da volar via …
Le mie lacrime mi fanno soltanto da pane,
mentre il pane che Enrico mi concede
si trasforma in lacrime…
E questa è ora, nel cuore dell’inverno,
la mia unica, povera magia.
Ma l’inverno svanirà, dovrà svanire…
e questo sangue gelato nelle vene
tornerà a scorrere e a pulsare.
Questo simulacro di ciò che fui
si scioglierà con le prime brezze della bella stagione …
e sarà allora che mi trasformerò:
attingerò dai fluidi della primavera
l’energia necessaria alla mia metamorfosi
e, non più folle per la fredda solitudine,
per l’abbandono e l’isterica impotenza,
tornerò a lottare…
amerò e odierò come una volta
e urlerò al vento
perché le porti al mondo lontano,
le parole di un poeta che mi ama:
“Dove sono i miei fedeli servitori?
Dove sono le care donne del mio seguito ?
Dove sono le mie consigliere ?
Alcuni sono stati stappati alle loro terre
e condannati ad una morte vergognosa,
altri sono stati privati perfino del bene della vista!
Altri ancora infine, vanno erranti di paese in paese,
e sono considerati fuggiaschi …
Io, l’aquila dell’alleanza spezzata,
fino a quando invocherò, senza essere esaudita?”
Il re ha messo come un assedio attorno a me,
con foreste e paludi,
con guardiani e immensa solitudine…
e tuttavia il re è … il mio Enrico e
il mio Enrico è … il re!
Costretta a comprendere questa realtà irreale,
questa … reale irrealtà,
la inghiotto come una medicina amara,
ma il mio cuore si ribella
e non vuole credere
ciò che la ragione ha da tempo accettato.
Mi scrollerò tuttavia dalle spalle
questo mantello incantato,
l’incredulità,
da me stessa tessuto
per proteggere le mie ultime illusioni amorose,
perché invece mi indebolisce e mi opprime …
Mi soffoca!
E lo getterò via …
Via, nel pozzo senza fondo del disincanto!
E allora io griderò senza tregua!
Come una tromba riuscirò forse
a far risuonare la mia voce in lontananza,
oltre le foreste di nebbia ed oltre i boschi
che mi assediano.
Al di là di quest’isola di brume che mi imprigiona!
Al di là del mare fino alle terre del sole,
dove vivono coloro che mi amano!
E, tra costoro,
i miei figli la intenderanno!
Perché il giorno si avvicina
in cui essi mi libereranno
e farò ritorno alla mia patria!
I miei figli …
I miei figli mi scorteranno in Aquitania,
cavalcheremo insieme verso il sole!
Nuovamente regina di fatto,
regnerò con la mia terza corona!
E sarà allora che il ricordo delle corti di Francia e d’Inghilterra
Svanirà dalla mia mente.
La corte ove regnai, delusa fanciulla, al fianco di Luigi,
e dove Intrigo e Invidia bisbigliavano
dietro ogni arazzo, dietro ogni colonna,
dove Calunnia tramava
per perdermi e infangarmi,
quella corte da cui fuggii per unirmi ad Enrico,
sarà dimenticata…
veleggerà lontano
con le vele grondanti e livide di pioggia,
nave fantasma di un ingrato passato.
L’ altra corte…
la corte ove fui donna appagata,
madre di figli maschi
e,con Enrico,
volai alto nel cielo
come un falcone selvaggio, libera e sovrana,
ebbra di felicità,
amante amata…
finchè,
colpita a tradimento, vacillai…
e caddi nei crepacci dell’odio e del dolore,
anch’essa…
la corte d’Inghilterra svanirà nella nebbia,
nella nebbia…
nella nebbia, questa nebbia che alita qui attorno…
questa nebbia che sale e sbanda e vaga…
Questa nebbia
entrerà nella mia stanza…
- Mi entrerà nella testa infine! -
e mi darà l’oblio!
Sarà allora come se tutto non fosse mai stato…
e avrò pace…
Pace.
No!
No… io volerò ancora in alto!
Splenderà, nel sole del Mezzogiorno,
tra i profumi dei fiori e delle erbe,
la mia corte di Poitiers
e il mio Riccardo “carissimo “
sarà al mio fianco in Aquitania
e gli altri figli mi saranno attorno…
I miei figli… i nostri figli…
Gli ho messo i nostri figli alle calcagna
come cani dietro al cinghiale di palude,
in corsa per azzannarlo alle spalle,
per divorargli mari e terre
e per smembrargli, con l’impero, il cuore…
Ah! I miei figli!
Ciascuno di loro rappresenta,
per noi, un pegno d’ amore, solo Giovanni…
Giovanni no. Egli venne più tardi.
Egli venne nel tempo del disincanto.
Egli nacque nei cupi giorni in cui seppi
del “suo” amore per Rosamunda.
Fu allora che come mai io stetti male…
Vomitai giorno e notte.
Piansi e mi disperai come umile donna…
Ero incinta del mio decimo figlio
e il sangue mi si cambiò – dissero - in fiele.
Diventai verde come una pianta
e mi strappavo ciocche di capelli…
Ruppi tutti gli specchi e non volli più mangiare.
Dopo l’ira,
in me cadde una strana
calma e rischiai di abortire.
Nacque invece Giovanni prima del suo tempo.
Io non volli vederlo,
piangevo…
Per questo, penso oggi,
questo figlio è così… diverso,
cupo e stizzoso,
infido come il serpente, avido come il lupo.
E non c’ è amore in lui per nulla e per nessuno…
No.
Non c’era amore in me quando lo partorii,
più parvenza d’amore nel mondo desolato,
persa ogni fiducia in Enrico, ogni fede in noi due…
Noi due …
Dopo tanti anni - quanti?
Quanti anni sono passati? –
Dopo tanti anni tra i boschi e tra le nebbie,
il ricordo di quel che siamo stati
tende a sfocarsi e si slabbra come un arazzo tarlato
e si fa vago
e grigio come la pioggia di novembre
quanto prima era netto e splendente
come un verde giorno d’ aprile!
Così ora non io non so più veramente
che cosa noi si sia stati…
Ma, dicono…
Mi dicono che fummo assieme come due falchi nella notte,
come aquile reali nel sole…
col mondo ai nostri piedi,
forti e leali,
immagine perfetta della sovranità!
Dicono che - ed è già leggenda - fui specchio
femminile della regalità,
giusta e gentile,
e in me amò riflettersi il mio caro signore.
Dicono che…
al suo fianco governai saggiamente
ed innalzai castelli e monasteri
e con lui viaggiando, mi alternai
nel reggere le sorti dei nostri vasti regni…
Dicono che,
il re mi amasse ardentemente
e ad ogni nostro incontro
la mia bellezza lo sconvolgeva,
sicchè gli diedi otto figli e non avevo rivali.
Dicono anche che…
-raccontano le più pazze fole su di noi ed io ne rido…-
Dicono come poi, lui venisse preso d’amore per un’ altra …
- non più un’ infedeltà passeggera come le tante –
E che per lei costruisse
un palazzo come un labirinto con acque verdi attorno …
e scale e corridoi
e passaggi segreti per celarvela.
Dicono che, malgrado ciò, la regina…
- Io, la “saggia”Alienor, io? -
una regina che non conosco
e pazza di rancore e gelosia,
riuscisse a penetrarvi e vi scoprisse
nelle stanze bellissime e segrete,
quella giovane amante…
e,inerme,la uccidesse…
Dicono questo ed altro di me adesso,
per ingiuriarmi,
per trovare ogni giustificazione a questa mia
lunga, troppo lunga prigionia in una torre…
E che fui questo e che fui quello…
astuta, prepotente e lussuriosa,
l’ambizione e la superbia fatte donna:..
puttana di Raimondo alla crociata,
amante di “suo” padre in Normandia,
regina adultera in Francia .
Dicono, raccontano favole su di me,
in canzoni armoniose,
e la mia testa ne è piena e si confonde…
Arrivano ai piedi della torre
e si lamentano sotto le mie finestre,
canzoni d’odio e canzoni d’amore,
gemono come lebbrosi mendicanti…
Dicono che…
Dicono che gli misi contro i suoi figli
come aquilotti reali,
con becco e artigli pronti
a straziargli regno e cuore…
ma che egli da essi si districò e difese
con altrettanto furore…
- Grande aquila reale in lotta per il potere…-
E che questa ingrata scena volle si dipingesse
sulle pareti di un suo castello
e amaramente osservasse,
mentre io… sempre
continuavo i miei giorni in questa torre…
Ma è vero questo… o è un sogno?
Davvero odiai ed amai con tale forza e furore?
Non so più…
So soltanto… quel che ora… dicono di lui,
della sua solitudine profonda,
- non vale Alice,
promessa sposa rubata al proprio figlio –
a colmarla …-
Vecchio, cupo, inasprito,
lui, il re, il mio Enrico…
col solo Giovanni al fianco.
- Giovanni…
mostro d’inettitudine e d’invidia -
e il regno alla rovina…
Dicono… Raccontano favole su di noi ed io ne rido…
- in canzoni armoniose -
su ciò che fummo e che non fummo
e la mia testa ne è piena e si confonde.
Arrivano come folate di nebbia,
come miasmi di palude e mi avvelenano…
Arrivano ai piedi della torre
e si lamentano…
sotto le mie finestre… ancora… canzoni…
gemono come lebbrosi mendicanti…
e…
NOTE ED APPROFONDIMENTI:
Eleonora o Alienor d’Aquitania, regina di Francia e poi d’Inghilterra era la primogenita di Guglielmo X, duca di Aquitania e di Guascogna. Sposò Luigi VII, re di Francia, e l’accompagnò alla seconda crociata, ma le nozze non furono felici, anche per il temperamento ardente e impulsivo della regina stessa. Nel 1152 il re fece annullare il matrimonio sotto pretesto di parentela; tre settimane più tardi Eleonora andò sposa a Enrico Plantageneto, duca di Normandia e conte d’Angiò, che divenne re d’Inghilterra nel 1154, col nome di Enrico II, riunendo ai suoi domini inglesi i vasti territori del sud-ovest della Francia, dote di Eleonora, che Luigi VII aveva dovuto restituirle. In disaccordo anche con il secondo marito, sostenne i figli in rivolta contro il padre (1173). Questi la fece imprigionare e la tenne segregata per più di quindici anni. Riconquistata la libertà alla morte di Enrico II, difese i diritti del figlio Riccardo Cuor di Leone contro il fratello minore Giovanni Senza Terra e, durante la prigionia del primo, galvanizzò gli Inglesi nella resistenza opposta a Filippo Augusto. Alla morte di Riccardo (1199), sostenne la candidatura di Giovanni al trono d’Inghilterra. I vasti domini francesi che ella recò in dote ai sovrani inglesi furono la causa delle lunghe guerre poi scatenatesi fra le due nazioni. L’influenza di Eleonora, donna di elevata cultura, non fu solamente politica: diffuse la poesia dei trovatori in Francia e in Inghilterra. Fu sepolta nel monastero di Fontevrault, dove si era ritirata
Se vuoi, approfondisci ancora in: http://web.arte.unipi.it/salvatori/didattica/vecchiprog/EleonoraAquitania.ppt
Marina Sardo ozmadioz@alice.

