Archivio della categoria Musica e danza
Somona Atzori - L’arte è il coraggio di vedere Dio in una lacrima di rugiada.
Inviato da Guido Mastrobuono il Musica e danza il 18 agosto 2009
Non voglio aggiungere troppe parole.
Voglio mettere due video.
Guardateli e ditemi.
Pensiero poco politically correct
Inviato da Guido Mastrobuono il Musica e danza il 18 agosto 2009
C’è stato un pensiero che mi ha toccato più volte.
Lo so che non è corretto ma i pensieri vengono, mica li chiami.
Il pensiero è:
“Meno male che Michael Jackson può morire una volta sola!”
Guido
Chump Chump Chump…!
Inviato da Giordano Ghiraldini il Musica e danza il 15 agosto 2009
Chump Chump Chump…!
Ecco il ritmo ossessivo / ripetitivo che da anni scandisce l’omologazione, non solo musicale, dei giovani nelle discoteche e, peggio ancora, nelle autovetture corredate da impianti stereo da migliaia di Watts.
Sale gremite di ragazzi e ragazze che ballonzolano (ma han frequentato fior di corsi di danza) alle luci psichedeliche da epilessia, con il DJ che spara cazzate e, pur cambiando disco, pare rimettere sempre la stessa [musica?] come in quei vecchi giradischi a puntina di una volta, con il solco rovinato che ripeteva sé stesso all’infinito. Ah, ma la differenza è sostanziale. Allora non c’erano migliaia di Watts a disposizione e i bassi mica come quelli di adesso che si sostituiscono fisicamente al cuore facendoti provare l’ebbrezza di un continuo pseudo-infarto. Nooo. Tutto bilanciato e vario. Ogni complesso, ogni cantante, aveva una sua originalità che poteva piacerti o non piacerti, ma era riconoscibilissima.
Oggi, al pari di ragazze e ragazzi, perfettamente omogeneizzati anche esteticamente (sembrano tutti intercambiabil), la musica-rumore segue il medesimo andazzo, ed è altrettanto intercambiabile, come gli hamburger o cheeseburger che usano carni e formaggi unificati (meglio non indagare).
Ecco come si creano le masse, gli elettori, il gregge, i contribuenti perfetti.
Il potere è l’alleato, se non il principale artefice, di questo minestrone frullato in cui niente è più distinguibile. Zucchine, cavoli, carote, prezzemolo, aglio, sedano… macché. Anzi, che schifo riconoscere all’interno i diversi ingredienti!
Cari ragazzi, Chump Chump Chump è l’orrenda colonna sonora della vostra morte personale e sociale, la marcia funebre al ritmo della quale vi illudete di divertirvi, scheletri resi finalmente uguali dalla fine anticipata della vita, che si dimenano senza personalità, senza pensieri propri, senza un briciolo di scintilla umana. Nati non foste per viver come bruti… (scriveva Dante nel ‘300 ritenendo che la vita di un “bruto” fosse il massimo del minimo). Ecco, voi avete superato Dante, scegliendo di vivere come zombies decerebrati, perfette vittime del “potere” quale che sia.
Parrebbe, la vostra, essere comunque una scelta. Siccome ognuno è libero di scegliere, con quale diritto (potrebbe dire qualcuno di voi) tu ti permetti di criticare?
E me lo permetto, eccome! Perché le vostre scelte hanno ucciso la buona musica, hanno ucciso i complessini di qualità nei locali e hanno costretto a casa i bravi musicisti. La vostra incapacià di discernere e capire le qualità musicali hanno prodotto danni immensi, costringendo alla fame grandi artisti. Pochi di loro son riusciti a ricavarsi una nicchia, ma per sopravvivere sono costretti a pubblicare un mare di musicaccia, soffrendo le pene dell’inferno. Avete costretto la gente come me a privarsi del piacere di essere circondati da musica dal vivo di qualità. Mi dovete un risarcimento spaventosamente grande!!!! Avete massimizzato il gioco dei potenti, che si augurano di avere masse decerebrate da usare per ingrassarsi e prevaricare. E questi potenti, che hanno da tempo omogenizzato tutte le tasse / contributi (INAIL, Inps e compagnia brutta) in un unico calderone senza fondo chiamato Erario, schiacciano pure me, che non sono corresponsabile e che non lo merito!
Mi dovete un risarcimento immenso!!!
Chump Chump Chump… il rtmo frullacervelli continua imperterrito, incurante del fatto che di cervelli da frullare ormai non ce ne siano più.
Giordano Ghiraldini
Vera chicca per musicisti, collezionisti di emozioni passate e passanti curiosi: ” JAZZ-BAND 1927 ” di Massimo Bontempelli
Inviato da Marina Sardo il Musica e danza il 2 marzo 2009
” ll fascino e la moralità e l’attualità della musica per jazz-band, sta nel suo senso continuo di pericolo imminente.
L’anima del jazz è sempre in tensione. Ogni sua melodia, anche la più nuda e povera, prende la corsa verso un impreveduto; arriva dritta là dove nessuno possa afferrarla se lei vi si precipitasse. La sola forza intima dei suoi nervi la trattiene ai limiti del precipizio.
Corre così sul gorgo pericoloso lasciandosi buttare con simulata indifferenza dall’uno o dall’altro strumento. Sa ripetere a ciascuno con voce diversa la medesima parola.
Quando entra nel saxofono si veste di calore e d’una specie di serenità anche nei movimenti più rischiosi: invece appena spinta in cima dalle corde del violino, alza le braccia e si mette a strillare come di spavento, ma per spaventare noi: poi si tuffa dentro il metallo giallo della tromba e di là deride la nostra paura. Intanto, passata in giro così dalle braccia dell’uno, alle braccia dell’altro come una baccante insaziabile, lo spasimo l’ha balzata oltre qualche passo ancora, la solleva a volare a un metro dal suolo per forza di velocità lungo il circolo del vortice.
Tutt’intorno una genìa impazzita e crudele si stringe a guardarla: non la soccorrono, anzi l’aizzano.La batteria cerca di stordirla più che può con la ripetizione testarda dei ritmi fracassosi: ogni tanto le danno uno spintone.
Il flauto messicano le fischia negli orecchi, il banjo tenta di addormentarla , la chitarra havaiana muove le anche per farsi guardare. La melodia ormai non ci vede più ed ha la testa piena di baccano.: non corre che per vertigine; eppure tiene stretto il volante nelle palme e non permette alla macchina di scrollarsi.
La batteria si fa sempre più dispettosa e manesca, ma la melodia ora vola, scura e fissa come un arcangelo fantastico, intorno al centro vuoto dello spirito che l’ha spinta.”
Massimo Bontempelli
(dall”Almanacco Letterario 1927″)
